L'ex portiere, passato da Brest, Clermont e Le Havre, ha annunciato il ritiro dal calcio giocato a causa di numerose commozioni cerebrali che ora lo costringono a proteggersi.
Arthur Desmas, portiere professionista di 32 anni, ha deciso di appendere i guanti al chiodo definitivamente. Cresciuto nello Stade Brestois, ha poi indossato le maglie di Clermont e Le Havre prima di dover interrompere la carriera per problemi di salute legati a ripetute commozioni cerebrali.
In un'intervista rilasciata ai nostri colleghi, l'ex portiere racconta il calvario che vive da diversi anni. I sintomi persistono e gli impediscono di riprendere un'attività normale. «Non si può fare più molto per te», gli avrebbero detto i medici specializzati nella gestione delle commozioni a livello sportivo d'élite.
Il tema delle commozioni cerebrali nel calcio rimane ancora troppo spesso un tabù. A differenza del rugby, dove i protocolli sono stati notevolmente rafforzati, il calcio tarda a prendere la misura del problema. Giocatori come Desmas pagano il prezzo di questa negligenza collettiva.
L'ex portiere vuole ora mettere in guardia i vertici del calcio e i giovani calciatori sui pericoli di questi traumi ripetuti. Si batte per una migliore prevenzione e un controllo medico più rigoroso, soprattutto per i portieri, particolarmente esposti agli impatti diretti.
Questa dolorosa decisione segna la fine di un percorso professionale caratterizzato da promesse mantenute, prima che la medicina costringesse Arthur Desmas a voltare pagina. La sua testimonianza potrebbe contribuire a far avanzare la riflessione sulla protezione dei giocatori di fronte alle conseguenze neurologiche legate alla pratica intensiva del calcio.
In un'intervista rilasciata ai nostri colleghi, l'ex portiere racconta il calvario che vive da diversi anni. I sintomi persistono e gli impediscono di riprendere un'attività normale. «Non si può fare più molto per te», gli avrebbero detto i medici specializzati nella gestione delle commozioni a livello sportivo d'élite.
Il tema delle commozioni cerebrali nel calcio rimane ancora troppo spesso un tabù. A differenza del rugby, dove i protocolli sono stati notevolmente rafforzati, il calcio tarda a prendere la misura del problema. Giocatori come Desmas pagano il prezzo di questa negligenza collettiva.
L'ex portiere vuole ora mettere in guardia i vertici del calcio e i giovani calciatori sui pericoli di questi traumi ripetuti. Si batte per una migliore prevenzione e un controllo medico più rigoroso, soprattutto per i portieri, particolarmente esposti agli impatti diretti.
Questa dolorosa decisione segna la fine di un percorso professionale caratterizzato da promesse mantenute, prima che la medicina costringesse Arthur Desmas a voltare pagina. La sua testimonianza potrebbe contribuire a far avanzare la riflessione sulla protezione dei giocatori di fronte alle conseguenze neurologiche legate alla pratica intensiva del calcio.
Pubblicità
Fonte: Ouest-France