La FIA ha reagito dopo che Pierre Gasly ha ricevuto migliaia di minacce di morte sui social network.
Il pilota francese Pierre Gasly è confrontato con un'ondata di odio online. Secondo le informazioni diffuse questa settimana, sarebbe stato preso di mira da circa 13.000 messaggi di minacce di morte, provenienti principalmente dall'Argentina. La situazione fa seguito a uno scambio teso con il suo compagno di squadra argentino Franco Colapinto, avvenuto lo scorso settembre.
Di fronte all'ampiezza del fenomeno, la Federazione Internazionale dell'Automobile (FIA) ha deciso di reagire. Il suo presidente, Mohammed Ben Sulayem, ha lanciato un grido d'allarme questa settimana. Ha denunciato questi comportamenti inaccettabili e ha invitato a una presa di coscienza collettiva per proteggere gli attori del motorsport.
Queste minacce, proferite sui social network, illustrano le derive del fanatismo sportivo. Il conflitto tra i due piloti, che avrebbe potuto rimanere una semplice disputa professionale, si è trasformato in una campagna d'odio mirata contro il francese. La FIA sottolinea che tali atti non possono restare senza conseguenze e sta riflettendo su misure per rafforzare la sicurezza dei piloti, sia sul piano fisico che psicologico.
Questo incidente ricorda che i social network sono diventati un terreno pericoloso per le personalità pubbliche, in particolare per gli sportivi. Le squadre e gli organi direttivi sono sempre più spesso costretti a mettere in atto sistemi di monitoraggio e segnalazione. La FIA, prendendo la parola, spera di sensibilizzare il pubblico e le piattaforme digitali sulla necessità di agire rapidamente contro queste derive.
Nel frattempo, Pierre Gasly può contare sul sostegno della sua scuderia e della federazione. La questione è ora nelle mani delle autorità competenti, che dovranno determinare il seguito da dare a queste minacce. La priorità rimane la sicurezza dei piloti, e la FIA intende fare di questo dossier un esempio nella lotta contro la violenza online.
Di fronte all'ampiezza del fenomeno, la Federazione Internazionale dell'Automobile (FIA) ha deciso di reagire. Il suo presidente, Mohammed Ben Sulayem, ha lanciato un grido d'allarme questa settimana. Ha denunciato questi comportamenti inaccettabili e ha invitato a una presa di coscienza collettiva per proteggere gli attori del motorsport.
Queste minacce, proferite sui social network, illustrano le derive del fanatismo sportivo. Il conflitto tra i due piloti, che avrebbe potuto rimanere una semplice disputa professionale, si è trasformato in una campagna d'odio mirata contro il francese. La FIA sottolinea che tali atti non possono restare senza conseguenze e sta riflettendo su misure per rafforzare la sicurezza dei piloti, sia sul piano fisico che psicologico.
Questo incidente ricorda che i social network sono diventati un terreno pericoloso per le personalità pubbliche, in particolare per gli sportivi. Le squadre e gli organi direttivi sono sempre più spesso costretti a mettere in atto sistemi di monitoraggio e segnalazione. La FIA, prendendo la parola, spera di sensibilizzare il pubblico e le piattaforme digitali sulla necessità di agire rapidamente contro queste derive.
Nel frattempo, Pierre Gasly può contare sul sostegno della sua scuderia e della federazione. La questione è ora nelle mani delle autorità competenti, che dovranno determinare il seguito da dare a queste minacce. La priorità rimane la sicurezza dei piloti, e la FIA intende fare di questo dossier un esempio nella lotta contro la violenza online.
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Fonte: Ouest-France