Ex favorito dell'ultima edizione, lo skipper di Crédit Mutuel torna con l'esperienza di una vittoria nella Globe 40 e accetta un'imbarcazione meno performante.
All'avvicinarsi della partenza della Route du Rhum, Ian Lipinski si presenta come un navigatore da tenere d'occhio. Tra i favoriti dell'ultima edizione, aveva chiuso la gara al tredicesimo posto. Questa volta arriva con un bagaglio nuovo: la vittoria nella seconda edizione della Globe 40, un giro del mondo con scali disputato in Class40.
Lo skipper di Crédit Mutuel non si fa illusioni sul proprio materiale. Sa che la barca che conduce non è la più performante del lotto. Una constatazione che, lungi dallo scoraggiarlo, sembra anzi alimentare un approccio più disteso alla competizione. Affronta la traversata dell'Atlantico con uno stato d'animo che descrive come sereno e libero, senza la pressione che può gravare sui favoriti.
Tuttavia, questa serenità non significa una strategia timorosa. Lipinski si dice pronto a correre dei rischi quando le condizioni lo permetteranno. In una gara in solitaria come la Route du Rhum, dove le scelte di rotta, di velatura e di gestione della fatica fanno spesso la differenza, questa volontà di accettare una parte di incertezza può rivelarsi decisiva.
La sua vittoria nella Globe 40 costituisce un riferimento recente. Questo giro del mondo con scali impone una gestione della durata, delle soste tecniche e una resistenza psicologica che si trasferiscono alla transatlantica. Il navigatore ha così dimostrato la capacità di portare a termine un progetto completo, in mare come a terra.
Resta da vedere come questo profilo si tradurrà in acqua, di fronte a concorrenti che dispongono talvolta di macchine più veloci. La corsa dirà se la combinazione tra lucidità sui limiti dell'imbarcazione e audacia nelle decisioni permetterà di risalire la classifica. Per Ian Lipinski la posta in gioco è chiara: trasformare l'esperienza accumulata in risultato.
Lo skipper di Crédit Mutuel non si fa illusioni sul proprio materiale. Sa che la barca che conduce non è la più performante del lotto. Una constatazione che, lungi dallo scoraggiarlo, sembra anzi alimentare un approccio più disteso alla competizione. Affronta la traversata dell'Atlantico con uno stato d'animo che descrive come sereno e libero, senza la pressione che può gravare sui favoriti.
Tuttavia, questa serenità non significa una strategia timorosa. Lipinski si dice pronto a correre dei rischi quando le condizioni lo permetteranno. In una gara in solitaria come la Route du Rhum, dove le scelte di rotta, di velatura e di gestione della fatica fanno spesso la differenza, questa volontà di accettare una parte di incertezza può rivelarsi decisiva.
La sua vittoria nella Globe 40 costituisce un riferimento recente. Questo giro del mondo con scali impone una gestione della durata, delle soste tecniche e una resistenza psicologica che si trasferiscono alla transatlantica. Il navigatore ha così dimostrato la capacità di portare a termine un progetto completo, in mare come a terra.
Resta da vedere come questo profilo si tradurrà in acqua, di fronte a concorrenti che dispongono talvolta di macchine più veloci. La corsa dirà se la combinazione tra lucidità sui limiti dell'imbarcazione e audacia nelle decisioni permetterà di risalire la classifica. Per Ian Lipinski la posta in gioco è chiara: trasformare l'esperienza accumulata in risultato.
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Fonte: Ouest-France